
E'
il momento di decidere a chi destinare il 5 per mille
dellIRPEF. Di cosa si tratta in pratica?
Sarà
possibile per tuti i contribuenti decidere di devolvere
il 5 per mille dellIRPEF ad una fondazione,
ente, ONLUS etc
compresi enti impegnati nella
ricerca scientifica (ONLUS, Università, centri
pubblici) indicando il codice fiscale del beneficiario
nella dichiarazione dei redditi.
Il
5 per mille sostituisce l8 per mille?
No.
L8 per mille rimane così comè.
La possibilità di devolvere il 5 per mille
è una possibilità in più e non
sostituisce nè rappresenta unalternativa
al devolvere l8 per mille. Si possono fare tutte
e due le cose insieme.
Come
si fa?
Il
contribuente può destinare la quota del 5 per
mille della sua imposta sul reddito delle persone
fisiche, apponendo la firma in uno dei quattro appositi
riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione
(CUD; 730; UNICO persone fisiche). È consentita
una sola scelta di destinazione. Nel modello delle
dichiarazione troverete quattro riquadri, corrispondenti
alle diverse categorie alle quali potete destinare
il 5 per mille:
-
Le organizzazioni non lucrative di utilità
sociale, le associazioni di promozione sociale, le
associazioni riconosciute che operano nei settori
di cui l'articolo 10, c. 1, lett a), del D.Lgs n.460
del 1997;
-
Le Associazioni al sostegno delle attività
sociali che vengono svolte nel proprio comune di residenza;
- Gli Enti di ricerca sanitaria;
- Gli Enti di ricerca scientifica ed universitaria;
- Le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute
ai fini sportivi dal CONI a norma di legge.
E
possibile scegliere unassociazione/ente alla
quale destinare direttamente il cinque per mille,
indicandone il codice fiscale. Lassociazione/ente
deve essere però incluso in un apposito elenco
di possibili beneficiari (che hanno fatto domanda)
stilato dal ministero.
A
chi andrà il cinque per mille?
Lagenzia
delle entrate, insieme ai ministeri competenti, ha
redatto una lista dei possibili beneficiari. La lista
comprende gli enti/associazioni che hanno fatto domanda
entro febbraio scorso più varie università
ed enti pubblici. Se nel riquadro indicate il codice
fiscale del beneficiario (fra quelli presenti nella
lista) il vostro cinque per mille andrà direttamente
al beneficiario da voi indicato. Se non indicate un
beneficiario in particolare, ma mettete la firma su
uno dei quattro riquadri, il vostro 5 per mille verrà
ripartito fra tutti i beneficiari presenti nella lista.
Sconsiglio quest ultima possibilità,
per le ragioni spiegate più sotto.
Dove
trovo un elenco dei possibile destinatari del cinque
per mille?
Gli
elenchi definitivi si trovano qui. La lista degli
enti che si occupano di attività di ricerca
lo trovate qui.
Ma
costa qualcosa?
Devolvere
il cinque per mille non costa nulla. Semplicemente,
il 5 per mille dellIRPEF che dovete pagare viene
devoluto allassociazione/ente che avete segnalato,
invece di andare allo Stato.
Il
cinque per mille serve a finanziare la ricerca scientifica?
Non
necessariamente. La norma dà la possibilità
di devolvere il 5 per mille ad enti ed associazioni
non profit, impegnati in diverse attività di
pubblica utilità. E possibile che nella
lista troviate anche la bocciofila o il circolo musicale
del vostro paese, tanto per fare un esempio.Per chi
vuole destinare il contributo in ricerca, una lista
separata elenca i beneficiari del 5 per mille che
si occupano in modo specifico di ricerca.
Il
fatto di essere sulla lista mi garantisce che lente/associazione
svolga effettivamente ricerca scientifica?
Dovrebbe,
ma in realtà basta scorrere lelenco per
scoprire che non è così. Accanto a enti/associazioni
che sostengono ricerca, anche ad altissimi livelli,
ce ne sono molti (probabilmente meritori in altri
campi) che con la ricerca sembrano avere ben poco
da spartire. Evidentemente, le liste sono state compilate
(dal ministero della Ricerca) un pò alla leggera,
mettendo dentro tutti quelli che ne hanno fatto richiesta,
senza troppi controlli.
Ma
allora come faccio a sapere che il mio cinque per
mille andrà effettivamente alla ricerca scientifica?
La
scelta finale è del contribuente, che può
decidere di devolvere DIRETTAMENTE il cinque per mille
ad una associazione/ente, basta che faccia parte della
lista. Perciò, é IMPORTANTE NON LASCIARE
IN BIANCO IL RIQUADRO DEL CODICE FISCALE MA INDICARE
IL BENEFICIARIO. E importante informarsi e destinare
il cinque per mille soltanto ad un ente/associazione
di cui si conoscano bene le finalità e limpegno
nella ricerca. Se non indicate un beneficiario di
vostra scelta, il vostro cinque per mille verrà
distribuito a "pioggia" a tutte le associazioni/enti
della lista, che comprende ahimè anche Fondazioni
per le scienze religiose (che già beccano l8
per mille), scuole darte, istituti di studi
politici e sociali a sfondo teologico. Nulla di male,
ma non centrano niente con la ricerca scientifica.
Il consiglio è: donate il 5 per mille come
se doveste fare un investimento.
Scegliete
unassociazione che abbia bilanci trasparenti (pubblicati
su internet, ad esempio), finalità chiare e dimostri
di avere raggiunto risultati tangibili. Se si tratta
di ricerca scientifica informatevi sui criteri usati
per distribuire i fondi (esiste un comitato di esperti
di alto livello? Viene utilizzata la peer review?) e
sui risultati (es. esiste una lista delle pubblicazioni
scientifiche?). Allinterno della lista redatta
dal ministero ci sono molti enti e associazioni che
soddisfano queste caratteristiche. Internet è
utilissimo: individuate una vostra lista di possibili
destinatari e poi controllate i loro siti internet in
cerca delle informazioni che vi servono. Se non trovate
nulla, contattateli. Se nel giro di un battibaleno non
vi avranno dato le informazioni che cercate, lasciate
perdere e passate ad altro.
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Il
volontariato è un'attività libera e
gratuita svolta per ragioni private e personali, che
possono essere di solidarietà, di giustizia
sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura.
Può essere rivolto a persone in difficoltà,
alla tutela della natura e degli animali, alla conservazione
del patrimonio artistico e culturale. Nasce dalla
spontanea volontà dei cittadini di fronte a
problemi non risolti, o non affrontati, o mal gestiti
dallo Stato e dal mercato. Per questo motivo il volontariato
si inserisce nel "terzo settore" insieme
ad altre organizzazioni che non rispondono alle logiche
del profitto o del diritto pubblico. Il volontariato
può essere prestato individualmente in modo
più o meno episodico, o all'interno di una
organizzazione strutturata che può garantire
la formazione dei volontari, il loro coordinamento
e la continuità dei servizi. In Italia la Legge
n. 266 del 1991 regola il volontariato organizzato
e istituisce delle strutture per lo sviluppo e la
crescita del volontariato su base regionale (i Centri
di Servizio per il Volontariato) che forniscono gratuitamente
alle Organizzazioni di Volontariato, servizi nel campo
della promozione, della consulenza, della formazione,
della comunicazione e molti altri. Per la legge italiana
il volontariato organizzato nelle associazioni ha
le caratteristiche previste dalla Legge 266/1991 che
sono: gratuità assoluta delle prestazioni fornite
dai volontari in modo personale e spontaneo divieto
assoluto di retribuzione degli operatori soci delle
associazioni. La stessa legge prescrive che le associazioni
debbano presentare democraticità della struttura,
l'elettività e la gratuità delle cariche
associative. Esistono poi molti enti che non sono
giuridicamente organizzazioni di volontariato perché
non sono enti autonomi (sono parastatali o controllati
dalla Chiesa e quindi le cariche non sono elettive
e la struttura non è definibile come democratica),
ma all'interno vi sono pure persone che prestano attività
volontaria, accanto a persone retribuite. Poi vi sono
enti che non prevedono il vincolo assoluto della gratuità
della prestazione e quindi retribuiscono i propri
soci, ma possono anche avere volontari che affiancano
il personale retribuito, operando gratuitamente.
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ORGANIZZAZIONE
NON A SCOPO DI LUCRO
Una
organizzazione non a scopo di lucro (denominazione
legale) è una organizzazione che, non avendo
scopi di lucro, e non essendo destinata alla realizzazione
di profitti, reinveste gli utili interamente per
gli scopi organizzativi. Un'organizzazione non
a scopo di lucro può anche essere indicata
con l'espressione mutuata dell'inglese (barbarismo)
organizzazione non-profit, che può essere
abbreviata in no-profit e non profit sottintendendo
il termine organizzazione. A differenza dell'inglese,
del francese e dello spagnolo, la lingua italiana
non ha elaborato un acronimo (Inglese:
Non-profit organization, Nonprofit organization
(NPO) o, più brevemente, not-for-profit,
Spagnolo: Organización sin ánimo
de lucro (OSAL), Francese: Association à
but non lucratif (BNL, acronimo riferito allo
scopo). Etimologicamente, l'espressione deriva
dal termine latino lucrum, in uso dal 1380, mentre
l'espressione inglese profit, in uso dal 1315,
è l'adattamento del francese antico prufit,
in uso dal 1140 a sua volta dal verbo latino proficere.
La
nozione è cominciata a delinearsi nella
seconda metà del XX secolo, principalmente
nei paesi economicamente più progrediti,
insieme ad una notabilmente accresciuta attenzione
sociale per le attività di solidarietà,
favorita sia dal miglioramento delle condizioni
economiche generali (e, per riflesso, individuali),
sia dalla diffusione dell'informazione, che ha
agevolato la conoscenza di particolari situazioni
di disagio, bisogno, sofferenza di natura economica,
sanitaria, sociale, politica o di altri tipi di
contingenze anche a distanza. Parallelamente,
una percezione di inadeguatezza dei sistemi di
solidarietà sociale provveduti dai grandi
stati nazionali o il riscontro dell'assenza (o
dell'impraticabilità) di strumenti di assistenza
e solidarietà in paesi meno fortunati,
ha indotto molti, in forma per lo più volontaristica,
a perseguire operativamente obiettivi di soluzione
(o più spesso, realisticamente, di attenuazione)
di situazioni di bisogno di altri individui o
categorie o gruppi sociali (diversi in genere
dal proprio). Ciò ha dato luogo allo spontaneo
e copioso proliferare di organizzazioni di natura
originariamente privata che in genere perseguono
obiettivi di solidarietà rivolti quando
in patria a soddisfare bisogni di estrema specialità
(ad esempio le numerose associazioni per l'assistenza
ai malati di malattie rare) o quando all'estero
al soddisfacimento di fabbisogni primari (ad esempio,
ma non solo, le altrettanto numerose organizzazioni
per la fornitura di cibo e medicinali). La rilevanza
del fenomeno, la cui crescita è stata accelerata
dall'attenzione prestata dagli organi di informazione,
ha in breve tempo raggiunto proporzioni tali da
costituire una realtà della quale anche
gli ordinamenti giuridici hanno presto dovuto
prender atto, anche (e forse in primissima istanza)
per poter consentire agevolazioni di natura fiscale
a simili attività; in genere, la sottoposizione
di organizzazioni non profit a regimi fiscali
blandi, con ampie opportunità di esenzione,
è vista con favore dall'opinione pubblica
in ragione del solitamente elevato contenuto etico
degli obiettivi perseguiti, quantunque un simile
consenso sia nettamente inferiore per il caso
di organizzazioni perseguenti obiettivi a più
marcata impronta giuridico-politica. In diritto,
il problema affrontato dalla dottrina si è
fondamentalmente incentrato sulla corretta definizione
dell'ente non profit. Rispetto al tradizionale
concetto di assenza di fini di lucro, già
in rodato uso ad esempio per alcune persone giuridiche
come la società cooperativa o l'associazione
(casi nei quali residua, legittimamente, un almeno
indiretto interesse personale dei soci o comunque
dei sodali), la locuzione sottintende (nell'accezione
più comune in Italia) che l'organizzazione
abbia finalità vocatamente solidaristiche,
che non vi sia distribuzione di utili ai soci,
che anzi qualsiasi utilità prodotta (anche
nella forma di beni o servizi) sia destinata con
carattere di esclusività in favore di terzi,
e che non svolga attività commerciali se
non limitatamente ad azioni meramente strumentali
al conseguimento degli scopi sociali.
ORGANIZZAZIONI
NON PROFIT
Rientrano pertanto propriamente nella categoria
"non profit" quelle organizzazioni cui
sia applicabile la recente disciplina riservata
alle Organizzazioni non lucrative di utilità
sociale (ONLUS), ma anche quelle che, sia pure
in progetto o in corso di formazione o di consolidamento,
potrebbero una volta a regime presentare caratteristiche
affini; va detto peraltro che la previsione normativa
potrebbe non essere esaustiva di tutte le possibili
configurazioni organizzative che avrebbero titolo
ad essere definite come non profit, stante la
vastità della gamma dei loro possibili
obiettivi. Gli enti che compongono il mondo del
non profit si differenziano sostanzialmente nella
loro struttura, distinguendosi per tipologia e
status giuridico. In particolare, fino ad ora
la nostra legislazione italiana ha disciplinato
cinque differenti tipi di organizzazioni private
che operano senza fini economici con finalità
solidaristiche: le organizzazioni non governative
(leg. 49/1987), le organizzazioni di volontariato
(leg. 266/1991), le cooperative sociali (leg.
381/1991), le fondazioni ex bancarie (leg. 461/1998)
e le associazioni di promozione sociale (leg.
383/2000). Le principali categorie possono essere
così suddivise:
ORGANIZZAZIONI
DI VOLONTARIATO
Secondo gli Artt. 2-3 della legge 266 dell11
agosto 1991 per organizzazioni di volontario si
intende ogni organismo liberamente costituito
che si avvale dellattività di volontariato
che deve intendersi quella prestata in modo
personale, spontaneo e gratuito, tramite l'organizzazione
di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro
anche indiretto ed esclusivamente per fini di
solidarietà. Tale dimensione organizzata
si configura a partire dagli anni settanta, ma
la sua importanza è cresciuta in modo particolare
durante questultimo decennio; se guardiamo
infatti allanzianità delle organizzazioni
di volontariato presenti sul territorio, possiamo
vedere come la maggior parte sia di recente costituzione
(Rapporto Biennale sul Volontariato, 2005): delle
più di 21.000 (21.021 nel 2005) associazioni
esistenti in Italia il 61 % è nato dopo
il 1999. Accanto a questa crescente rilevanza,
si è assistito nel tempo anche ad una maturazione
delle organizzazioni stesse. Esempio di tale evoluzione
sono i profili dei servizi forniti: accanto a
quelli di più classica valenza assistenziale,
si affiancano oggi pratiche di prevenzione e promozione
sociale, con lobbiettivo non solo di curare
il sintomo ma anche di eliminare le
cause che producono emarginazione e degrado degli
individui.
ASSOCIAZIONI
DI PROMOZIONE SOCIALE
Le associazioni di promozione sociale possono
essere definite quelle organizzazioni in cui individui
si associano per perseguire un fine comune non
di natura commerciale. La loro valenza sociale
deriva dal fatto che esse non sono assimilabili
a quelle associazioni che hanno come finalità
la tutela esclusiva di interessi economici dei
membri (come ad esempio avviene per associazioni
sindacali, di partito o di categoria). Le caratteristiche
e il ruolo svolto dalle associazioni di promozione
sociale sono molto vicine a quelle delle organizzazioni
di volontariato, le differenze risiedono nella
possibilità di remunerare i propri soci
e nella valenza mutualistica dei servizi, anche
se è indubbio che oggi le associazioni
non si limitino solamente alla mera soddisfazione
degli interessi e dei bisogni degli associati,
ma abbiano sviluppato una forte apertura al sociale
operando promozioni della partecipazione e della
solidarietà attiva.
COOPERATIVE
SOCIALI
In Italia sono presentii 7.363 cooperative sociali:
4.345 di tipo A, 2.419 di tipo B, 315 di tipo
misto (A+B), 284 sono infine i consorzi (Istat,
Rilevazione sulle cooperative sociali, 2006);
esse possono essere sono definite dallArt.
1, legge 381 dell8 novembre del 1991 cooperative
aventi come scopo il perseguimento generale della
comunità alla promozione umana e allintegrazione
sociale dei cittadini. Esistono quattro
tipologie di cooperative: le cooperative di tipo
A che svolgono attività finalizzate allofferta
di servizi socio-sanitari ed educativi, le cooperative
di tipo B che forniscono attività di inserimento
lavorativo di persone svantaggiate, le cooperative
di tipo misto che svolgono attività tipiche
delle cooperative di tipo A, sia di tipo B ed
infine i consorzi sociali, società cooperative
aventi la base sociale formata in misura non inferiore
al settanta per cento da cooperative sociali.
Allorigine di questa forma organizzativa
vi è la convinzione che lattività
solidaristica si possa realizzare anche attraverso
la forma di unimpresa economica, coniugando
interesse privato e interesse generale.
FONDAZIONI
DI DIRITTO CIVILE E DI ORIGINE BANCARIA
Oggi le circa 3.000 fondazioni presenti in Italia
rappresentano un importante attore nel panorama
del non profit. Le fondazioni sono enti senza
fini di lucro con una propria sorgente di reddito
che viene impiegata per scopi di utilità
sociale. A differenza delle associazioni infatti,
le fondazioni non trovano il loro fondamento nei
soci e nelle attività da loro svolte, ma
piuttosto nella possibilità di beneficiare
di un patrimonio (che per legge deve essere non
inferiore ai 100.000 euro) che dà loro
un'ampia capacità finanziatrice. Le fondazioni
distribuiscono le proprie risorse con una strategia
orientata alla scelta degli interlocutori per
valutare i progetti da finanziare e in particolare,
le aree in cui maggiormente le fondazioni operano
sono listruzione, larte e la cultura,
la sanità, lassistenza sociale e
la ricerca. Le fondazioni svolgono spesso anche
una funzione attrattiva di nuove risorse, di lasciti,
di donazioni di privati e imprese.
ORGANIZZAZIONI
NON GOVERNATIVE (ONG)
In seno alla categoria delle organizzazioni "non
profit" rientrano anche quelle organizzazioni
che di fatto, in genere in ragione di particolari
princìpi ispiratori o di particolari modalità
o luoghi di attività, costituiscono soggetti
di rilevanza inevitabilmente politica e che vengono
a loro volta classificate come ONG quando appunto
il loro operato sia svincolato da quello del governo
dello stato di appartenenza. Le prime Ong nate
intorno agli anni settanta svolgevano unattività
di sostegno del mondo missionario presente nei
paesi in via di sviluppo. Oggi le organizzazioni
non governative sono espressioni organizzate della
società civile di ispirazione anche laica,
impegnate sul più ampio fronte della cooperazione,
intessendo rapporti con le istituzioni nazionali,
europee ed internazionali e contribuendo allelaborazione
di strategie politiche. I tre principali organismi
di coordinamento a cui aderiscono la maggior parte
delle Ong italiane sono: i Volontari nel mondo
- federazione di organismi cristiani di servizio
internazionale, che riunisce 56 Ong di ispirazione
cristiana; il Coordinamento delle Ong per la cooperazione
internazionale allo sviluppo, che riunisce 35
Ong di matrice laica e il Coordinamento di iniziative
popolari di solidarietà internazionale
che conta 28 Ong di ispirazione cristiana.
ONLUS
(Organizzazione non lucrativa di utilità
sociale)
La disciplina delle ONLUS, che nell'acronimo ben
segnalano la compresenza dei requisiti di assenza
di lucro e di utilità sociale, resta pertanto
ben indicativa di alcuni dei possibili campi di
intervento, sebbene in tale inquadramento - è
stato da molti eccepito - siano eterogeneamente
parificati obiettivi di emergenza vitale e scopi
di potenziale fatuità:
1.
assistenza sociale e socio sanitaria
2. assistenza sanitaria
3. beneficenza
4. istruzione
5. formazione
6. sport dilettantistico
7. tutela, promozione e valorizzazione delle cose
di interesse artistico e storico
8. tutela e valorizzazione dell'ambiente
9. promozione della cultura e dell'arte
10. tutela dei diritti civili
11. ricerca scientifica di particolare interesse
sociale
Per
quanto infatti il concetto di non profit sia in
genere, nella sua più immediata accezione,
prontamente riferito a importanti e lodevoli iniziative
di grande spessore, esso purtuttavia comprende
qualsiasi attività dalle caratteristiche
sopra abbozzate, riguardando pertanto la bocciofila
di quartiere come le associazioni per le emergenze
alimentari del Terzo Mondo; ciò ha dato
luogo ad eccezioni ideali ed a proposte per una
più rigorosa verifica della corretta applicazione
della disciplina, soprattutto onde salvaguardare
la necessaria terzietà degli effettivi
beneficiari delle iniziative di questo genere,
vista la potenziale facilità di maliziosa
interpretazione del testo normativo.
IMPRESA
SOCIALE
Sempre di più a partire dagli anni 80 si
sono venute affermando forme imprenditoriali e
organizzative create per perseguire finalità
sociali operando all'interno del mercato concorrenziale.
La forma giuridica che risponde a queste esigenze
è quella dell'impresa sociale, che comprende
tutte quelle imprese private, comprese le cooperative,
in cui l'attività economica d'impresa principale
è stabile e ha per oggetto la produzione
e lo scambio di beni e servizi di utilità
sociale e di interesse generale. Si distingue
così per la prima volta il concetto di
imprenditoria da quello di finalità lucrativa:
si riconosce l'esistenza di imprese con finalità
diverse dal profitto. Il valore aggiunto rispetto
a un'impresa tradizionale sta nel tentativo di
produrre servizi ad alto contenuto relazionale,
nel cercare di fare "rete" con esperienze
del terzo settore, nel produrre esternalità
positive per la comunità; fondamentali
sono la promozione dello sviluppo locale, la garanzia
di democraticità dell'organizzazione e
di un coinvolgimento diretto dei lavoratori nella
gestione, l'adozione di valori quali la giustizia
sociale, le pari opportunità e la riduzione
delle diseguaglianze. La disciplina di questi
enti contenuta nella l.118/05 è stata resa
organica e attuale tramite il d.lgs.155/06 . L'impresa
sociale può operare nei seguenti ambiti
di attività:
assistenza
sociale - assistenza sanitaria e socio sanitaria
- educazione - istruzione - tutela ambientale
- tutela dei beni culturali - formazione universitaria
- formazione extrascolastica - turismo sociale
COMMERCIO
EQUO E SOLIDALE
Le organizzazioni di commercio equo si propongono
di creare opportunità di autosviluppo sostenibile
per le comunità escluse e svantaggiate
dei paesi del sud del mondo. Il perseguimento
di tale obiettivo avviene attraverso l'utilizzo
di strumenti operativi come la vendita dei prodotti
nella rete di Botteghe del Mondo, la crescita
della consapevolezza dei consumatori, attuata
attraverso un'adeguata informazione, l'educazione
e l'azione politica che consiste nell'attività
di pressione sulle istituzioni pubbliche e nell'adesione
a campagne. Le organizzazioni si dividono in centrali
di commercio alternativo (ATOS, Alternative Trade
Organizations), botteghe importatrici e botteghe
del mondo; le centrali hanno un più forte
potere di coordinamento della filiera equa e solidale,
essendo l'anello di congiunzione tra le organizzazioni
di produttori del sud del mondo e le botteghe
del mondo dove vengono commercializzati i prodotti.
L'importatore di maggiori dimensioni è
rappresentato dal Consorzio Ctm Altromercato che
è il maggiore importatore italiano e il
secondo a livello mondiale con un fatturato di
37 milioni di euro e 102 dipendenti a tempo pieno.
Seppur di dimensioni più modeste giocano
un ruolo importante nel panorama del commercio
equo la centrale Commercio Alternativo con quasi
5 milioni di € di fatturato e la centrale
Libero Mondo che ha circa 60 dipendenti e per
scelte politiche vende esclusivamente attraverso
la rete di Botteghe Del Mondo. Gli importatori
hanno sviluppato dei marchi commerciali, a cui
spesso erroneamente si contrappone il marchio
di Transfair, che è invece un organismo
di certificazione di prodotti equosolidali nato
nel 1997 per garantire che un prodotto rispetta
gli standard definiti da FLO (Fairtrade Labelling
Organization). La presenza del marchio di IFAT,
che garantisce le organizzazioni di commercio
equo e solidale invece che i prodotti equosolidali
non rende semplice la conoscenza del consumatore.
Le Botteghe importatrici sono dei coordinamenti
di botteghe, per lo più di medie dimensioni
e abbastanza strutturate che intraprendono rapporti
diretti con i produttori del Sud del mondo eliminando
il passaggio effettuato dagli importatori. Le
Botteghe del Mondo', infine, costituiscono il
punto vendita per i prodotti equi ma anche e soprattutto
un luogo di sensibilizzazione, di scambio culturale
e di azione politica. In Italia sono circa 300
e aderiscono all'Associazione Botteghe del Mondo
costituitasi nel 1991.
FINANZA
ETICA
La finanza etica nasce per sostenere le attività
di promozione umana e socio ambientale, pone al
centro della sua attività la persona e
non il capitale, l'idea e non il patrimonio, la
giusta remunerazione dell'investimento e non la
speculazione; tale sistema garantisce credito
ai soggetti che hanno un progetto economicamente
sostenibile e socialmente importante ma che non
ottengono finanziamenti dagli istituti bancari
tradizionali perché sprovvisti di garanzie
patrimoniali. La finanza etica risponde alla necessità
di riportare la finanza a svolgere la funzione
originaria di garante del risparmio evitando gli
impieghi puramente speculativi. Tra le organizzazioni
fondatrici, la più rilevante è l'Associazione
Finanza Etica, attiva sin dalla fine degli anni
settanta. È un'associazione di secondo
livello che si propone di far crescere la cultura
della finanza etica, comprende un osservatorio
di ricerca e confronto tra gli attori della finanza
etica italiana ed attua attività di monitoraggio
del mercato dei prodotti finanziari etici italiani.
L'istituzione creditizia più importante
è costituita da Banca Etica che è
una banca popolare, opera a livello nazionale
e ha caratteristiche che favoriscono l'azionariato
diffuso in modo da favorire processi democratici
ai quali corrispondono "una testa un voto".
Il consorzio finanziario Etimos raccoglie risparmio
a sostegno di esperienze microimprenditoriali
e programmi di microfinanza nel Sud del Mondo.
Infine l'attività di raccolta credito viene
effettuata in larga misura anche dalle cooperative
di Commercio Equo, sia in veste di singole botteghe,
sia facendo parte di sistemi più strutturati
come le cooperative socie al consorzio Ctm altromercato
che utilizzano il risparmio raccolto per finanziarie
progetti nel Sud del mondo (concedendo quindi
microcredito ai produttori) oppure per i lavori
di ampliamento e/o manutenzione delle botteghe
stesse. Queste forme di deposito tecnicamente
sono concorrenti alle istituzioni di credito come
Banca Etica.
SALUTE
E RICERCA
Il settore della sanità nel mondo non profit
è al quarto posto dal punto di vista della
concentrazione numerica, corrisponde cioè
al 4,4% (9.676 su 221.412 dati Istat) delle organizzazioni
presenti nel territorio italiano. Rimane al primo
posto invece per numero di dipendenti assunti (22,8%)
ed entrate raggiunte (18,8% delle entrate del complessivo
settore). Si caratterizza dallestrema varietà
dimensionale delle organizzazioni: grandi associazioni
private come l'ANFFAS che si avvalgono di ospedali
e strutture sanitarie private altamente professionalizzate,
insieme a piccole e numerose organizzazioni con
prevalenza di lavoro volontario che offrono servizi
di assistenza sanitaria e un servizio relazionale
aggiuntivo come lassistenza ai malati terminali,
lassistenza ospedaliera. Il settore dell'istruzione
e della ricerca invece occupa il terzo posto raggiungendo
il 5,3%. Si avvale di pochi volontari, quindi si
basa prevalentemente su attività remunerata,
e la provenienza dei suoi ricavi è soprattutto
privata (consistente lerogazione delle fondazioni
bancarie). Recentemente è stata proposta
dal Governo la trasformazione dei 15 Istituti di
Ricovero e Cura a Carattere Scientifico[5] pubblici
in fondazioni "non profit" (il "Policlinico
Francesco Sforza" di Milano rappresenta la
prima esperienza di questo tipo). La Fondazione
Telethon rappresenta una importante realtà
nel campo della ricerca. Le sue azioni: individuare
tematiche e assegnare fondi per progetti di ricerca,
per borse di dottorato di ricerca e scuole di specializzazione,
costituire proprie unità di ricerca, anche
in collaborazione con università, enti pubblici
di ricerca. Altre associazioni di particolare rilievo
sono l'Associazione Italiana per la Ricerca sul
Cancro (AIRC), la Fondazione italiana per la ricerca
sul cancro (FIRC), l'Associazione italiana sclerosi
multipla (AISM).
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La
mission é di ottimizzare la visibilità
dei beneficiari ai quali devolvere il 5
per mille. Essi sono inoltre inseriti sull'enciclopedia
"on line" dei comuni italiani,
realizzata in collaborazione con le amministrazioni
e aggiornata in tempo reale.
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